Divertirsi a Carnevale con le arance!

In giro per il mondo, nella maggior parte dei paesi cristiani, febbraio è il periodo delle feste di Carnevale. Dal famosissimo carnevale di Rio de Janeiro, ai carnevali in Germania, in questo periodo si ospita quella che di certo è la festa più divertente e giocosa dell’anno. In Italia, la tradizione di Carnevale è molto sentita, ed ogni regione con le proprie tradizioni sfoggia ogni anno una moltitudine di festeggiamenti sempre molto particolari. Dopo il conosciutissimo carnevale di Venezia, con le peculiari maschere che attraggono migliaia di turisti da tutto il mondo, il Carnevale di Ivrea è sicuramente il secondo in Italia per particolarità e valore tradizionale.

IVREA

In realtà, precisando, il carnevale di Ivrea, caratterizzato dalla battaglia delle arance, è l’unico carnevale con una struttura tanto complessa e dei fattori storici tanto importanti, presentando una vera e propria trama che ogni anno viene replicata nell’arco di una settimana.

Per capire a pieno le festività di Ivrea bisogna raccontare l’origine storica della tradizione risalente al Medioevo. Tutto cominciò quando Federico Barbarossa mise al trono della città il tiranno Ranieri di Biandrate che governò con violenza opprimendo il popolo che nel 1194 insorse distruggendo il castello, simbolo nel regno Di Biandrate. La storia si ripetette nel 1266 con il despota Guglielmo di Monferrato, a cui venne riservato lo stesso trattamento. Con gli anni ed i secoli queste due figure si unirono nell’immagine del tiranno della città. La storia racconta che il tiranno si riservasse il diritto di praticare l’usanza del “jus primae noctis”, ovvero il diritto di passare la prima notte di nozze con le spose novelle della città. Un giorno però, la figlia del mugnaio Violetta si ribellò al tiranno assassinandolo con un coltello che portava nascosto nelle vesti. Violetta mostrò in seguito la testa mozzata del tiranno dal balcone del castello, atto che scatenò l’ira del popolo che insorse distruggendo il Castello. L’insurrezione del popolo è oggi rappresentata con la simbolica Battaglia delle Arance: una rappresentazione storica con i personaggi dei soldati sui carri rappresentando gli oppressori e gli aranceri a piedi rappresentando il popolo insorgente.

Inizialmente, ogni rione (o quartiere storico) festeggiava il proprio carnevale con grande rivalità, infine nel 1808, sotto l’impero napoleonico, vennero unificati i carnevali la cui organizzazione venne data ad un gruppo di cittadini scelti. Fu da questo momento che venne adottato l’utilizzo della divisa napoleonica durante la celebrazione del Carnevale e venne introdotta la figura del Generale, seguito dall’Aiutante Capo e gli Ufficiali di Stato Maggiore. In seguito, nel 1858 il Generale venne affiancato dalla figura della Mugnaia che rappresenta lo spirito ribelle del popolo di Ivrea, e venne introdotto l’obbligo di indossare il Berretto Frigio, berretto rosso simbolo della libertà derivante dalla tradizione rivoluzionaria francese, oggi indossato per evitare di essere vittima del lancio delle arance.

La metà dell’ottocento è anche il periodo al quale risale la tradizione del lancio delle arance, inizialmente fatto dai balconi sui passanti e viceversa. Con il tempo quest’usanza si trasformò in una vera e propria guerriglia urbana che le autorità non riuscirono mai a reprimere. Fu negli anni 1950 che la Battaglia assunse la sua moderna organizzazione composta da diverse squadre di lanciatori di arance a piedi combattendo contro le squadre sui carri trainati da cavalli. Il Carnevale di Ivrea è una vera pe propria manifestazione popolare che celebra le radici e la storia della città di Ivrea, il quale comune supporta interamente il costo della celebrazione, inclusa la quantità di arance che ammonta intorno ai 3.6000 quintali.

Una delle grandi particolarità delle celebrazioni di Ivrea, oltre alla Battaglia delle Arance, è l’importanza a definizione della moltitudine dei caratteri del Carnevale. La Mugnaia è sicuramente la figura più carismatica, rappresentante dello spirito ribelle del popolo. La storia racconta che sotto il regno di Ranieri di Biandrante la giovane mugnaia Violetta avesse promesso allo sposo che non avrebbe accettato di sottoporsi alla “jus primae noctis”, e quando dovette presentarsi al marchese usò un pugnale che aveva nascosto nell’abito per ucciderlo e decapitargli la testa che mostrò inseguito al popolo. Quel gesto eroico fu il segnale per l’inizio della rivolta che portò alla distruzione del Castello che non fu mai più ricostruito, e Violetta divenne la giovane che liberò il popolo. Ma siccome dietro ad ogni leggenda si nasconde un po’ di verità, pare che ad Ivrea sia davvero avvenuta una rivolta, anche se probabilmente scaturita dall’aumento delle tasse sul macinato.

Inseguito c’è la figura del Generale e lo Stato Maggiore, che risalgono e rappresentano il periodo napoleonico della città. Il Prefetto, preoccupato con la sicurezza della popolazione durante la Battaglia, decise di stabilire lo Stato Maggiore che si occupa dell’organizzazione del Carnevale.  Affiancati a queste personalità ci sono il Podestà, capo della città per il tempo del Carnevale, che viene eletto dal consiglio dei Credendari. Seguendo la tradizione, durante i giorni di Carnevale il sindaco della città conferisce tutti i suoi poteri allo Stato Maggiore che governa la città fino al finire delle celebrazioni. Oggi questo passaggio di poteri è puramente simbolico ma ancora esistente. Sempre parte del “governo carnevalesco”, appare il Sostituto Gran Cancelliere il quale registra tutte le cerimonie del Carnevale. Il podestà inscena la presa del castello attraverso la cerimonia in cui vengono lanciati nel fiume dei frammenti del “Castellazzo”. Un’altra figura caratteristica del carnevale sono gli Abbà, dieci bambini in colorati costumi del rinascimento che rappresentano le cinque parrocchie di Ivrea e sfoggiano uno spadino su cui viene infilzata un’arancia, un richiamo alla testa mozzata del tiranno. Il martedì grasso sono gli Abbà ad accendere il fantoccio simboleggiando il despota.

Durante la celebrazione si possono apprezzare anche la sfilata dei pifferi e dei tamburi, colonna sonora delle feste, accompagnati dagli Alfieri che aprono la Marcia di Carnevale di Ivrea, portando le bandiere delle varie parrocchie della città. Queste tradizione fu quasi persa nel tempo, ma nella fine degli anni 1990, un gruppo di giovani decise di ravvivare questa tradizione reintroducendo quello che oggi è uno spettacolo notevole.

La celebrazione del Carnevale segue una rigida programmazione i cui giorni variano ogni anno. Quest’anno le celebrazioni cominciano domenica 28 gennaio con le Fagiolate di Bellavista e San Giovanni, il simbolico passaggio del Libro dei Verbali del Gran Cancelliere al nuovo Cancelliere, e la sfilata del Corteo Storico. In seguito, dalla domenica 4 a mercoledì 14 la città di Ivrea ospiterà un susseguirsi di varie celebrazioni che terminano con una Battaglia di Arance di tre giorni (11,12 e 13 febbraio). Per via della grande quantità di partecipanti che questa famosa battaglia attrae, oggi ci sono liste a numero chiuso alle quali bisogna iscriversi per poter far parte delle squadre. Alla fine della Battaglia, una squadra viene nominata vincitrice in base a tattica, spirito di squadra a rappresentazione della vitalità della città. I combattenti della Battaglia condivido un tacito accordo di spirito di fratellanza, sportività e “non violenza”, ovvero ricordando che l’intendo della celebrazione è il divertimento e non di ferire l’avversario.

Dunque, se mai vi trovate nelle vicinanze di Ivrea nel periodo di Carnevale, vi consigliamo vivamente di prendere parte a questa celebrazione unica al mondo per la sua complessità storica e per la sua vivacità, e non vi preoccupate, gli spettatori sono debitamente “protetti” da reti metalliche ai lati delle strade.

Per dettagli specifici sui vari giorni del Carnevale, consultare la guida di Torino. https://www.guidatorino.com/lo-storico-carnevale-di-ivrea-e-la-battaglia-delle-arance/

A cura di Sophie Pizzimenti dall’Italia

La Befana: viaggiando nelle tradizioni del Natale italiano

L’Italia è senz’altro un paese famoso per le innumerevoli feste popolari spesso rievocate con costumi e cerimonie particolari. Durante il

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periodo natalizio, oltre alla classica e conosciuta celebrazione del Natale, in Italia si celebra la festa della “Befana”.

La Befana è un personaggio appartenete alla cultura popolare italiana legata alla festa dell’Epifania festeggiata il 6 gennaio, giorno in cui i Re Magi si recano dal Bambino Gesù portando regali. La storia della Befana ha origini antiche e legate a diverse culture magiche, ragione per cui esisto varie leggende sull’origine del personaggio celebrato in tutta Italia.

Il carattere femminile che nella notte fra il 5 e il 6 gennaio si dice porti dolci ai bambini con la sua scopa volante, risale alla credenza degli antichi romani secondo i quali nelle notti di fine inverno sorvolavano i campi giovani fanciulle che propiziavano il raccolto. Si pensava che le giovani donne fossero guidate dalla dea Diana, dea romana della vegetazione. In altri racconti sempre dell’antica Roma, si dice che le giovani voltanti fossero guidate da Satia, divinità della sazietà (da latino satiaetas). Queste credenze risalgono dunque al X-VI secolo a.C associate al ciclo delle stagioni e al calendario romano che celebra la fine dell’anno solare e la rinascita di Madre Natura dodici giorni dopo il solstizio invernale.  In altre leggende, la befana è una donna di brutto aspetto che rappresenta la natura ormai spoglia e stanca che passa portandosi via l’anno passato, lasciando posto al nascere nuovo anno. Per questa ragione, in alcune parti dell’Italia, la Befana è un personaggio sacrificale che viene bruciato per dare inizio all’anno nuovo.  In oltre, la Befana si dice richiami figure della mitologia germanica, Holda e Berchta, personaggi femminili sempre rappresentanti la natura invernale. La-Befana

Tutte queste credenze si intrecciarono con il passare dei secoli, e vennero in seguito alterate dall’arrivo del cristianesimo. Inizialmente, a partire del IV secolo d.C, il cristianesimo condannò tutte le feste pagane esistenti nell’Impero Romano tentando di eradicarle dalla cultura popolare. Con il trascorre degli anni però, la festa dell’Epifania fu inclusa nella tradizione cattolica e la Befana divenne una figura femminile rilegata ai Re Magi. La storia narra che i Re Magi, in cammino per portare i regali al bambino Gesù, si persero e chiesero aiuto ad un’anziana signora sulla strada. La signora però, non conoscendo la strada che i Re Magi dovevano intraprendere, li invitò a rimanere per la notte nella sua casa e ripartire il giorno dopo, quando trovare la strada sarebbe stato più facile. Il giorno dopo, i Re Magi la invitarono a proseguire con loro per andare ad omaggiare il bambino Gesù, ma la vecchia signora rifiutò. Dopo poco tempo, si pentì della sua scelta e decise de andare alla ricerca del bambino Gesù per portargli doni, ma fu incapace di trovare la strada giusta. Così da allora, la vecchina si aggira di casa in casa portando regali a tutti i bambini per farsi perdona per il torto commesso.

Nel periodo del regime fascista, fu introdotta la celebrazione della Befana fascista, giorno in cui venivano distribuiti regali ai bambini di classi social più povere.

Oggi, la Befana è un personaggio amato dai bambini, raffigurato come una vecchia signora con un grosso naso, vestiti sgualciti, una sciarpa intorno alla testa, uno scialle sulle spalle, scarpe rotte e un grosso sacco ripieno di dolci. Da questa rappresentazione nasce la canzoncina “La befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, con le toppe alla sottana, viva viva la Befana”. È un personaggio che oscilla fra l benigno ed il dispettoso, che porta dolci ai bambini che sono stati buoni durante l’anno e carbone (in realtà sono cubetti di zucchero nero) a quelli cattivi. Il rituale compiuto dai bambini di quasi tutta Italia consiste nell’appendere una calza al camino, o in un altro luogo della casa dove la Befana potrebbe entrare e riporre i dolci nella calza la notte fra il 5 e il 6 gennaio, ed il 6 mattina i bambini scoprono se hanno ricevuto dolci o carbone.

Nelle diverse regioni d’ Italia, l’Epifania è celebrata in diversi modi, in accordo con le leggende popolari del luogo legate alla notte “della Befana”. Nel Nord-Est italiano, specialmente in Veneto, il giorno dell’Epifania viene acceso un grande falò chiamato “panevin”. Il falò simboleggia il cancellare tutti gli avvenimenti negativi dell’anno passato, e nelle fiamme le persone cercano auspici per l’anno nuovo. In provincia di Ravenna, il 5 gennaio si festeggia la Nott de’ Bisò con il “Niballo”, un fantoccio che viene bruciato simboleggiando la distruzione delle avversità dell’anno passato. A Firenze invece, l’Epifania è celebrata con una rievocazione dei Re Magi cavalcando per la città, e con uno spettacolo degli sbandieratori on Piazza della Signoria. Nella zona di Matera, nel sud dell’Italia, la notte del 5 gennaio è la notte in cui i defunti ritornano dai propri cari e portano doni. In questa notte, le persone si vestono di scuro con mantelli e barbe bianche, camminando per strada con delle lanterne e catene spezzate ai piedi.

L’Epifania è l’ultima delle festività natalizie, da dove deriva il detto “L’Epifania tutte le feste porta via”, e segna l’inizio del periodo di Carnevale.

Curiosità:

In Toscana, a Firenze, esistono i “Befani “, uomini che accompagnano la befana per le strade della città cantando canzoni maremmane e augurando “buona Pasqua” (simboleggiano l’inizio del periodo di Carnevale e l’avvicinarsi della Pasqua).

Alcune credenze sostengono che la Befana sia la moglie di Babbo Natale.

La Befana è spesso erroneamente rappresentata come una strega volando su di una scopa, con un cappello appunta. La rappresentazione leggendaria vuole che la strega abbia un fular o una sciarpa intorno al capo, e voli sulla scopa presa al contrario.

Giovanni Pascoli, uno dei maggiori esponenti della poesia italiana, scrisse una poesia intitolata “La Befana”:

 

  Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello,
ed il gelo il suo pannello,
ed è il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E si accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare,
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?

Guarda e guarda… tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda… ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini…

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale:
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?

Coi suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Coi suoi doni mamma è scesa.

La Befana alla finestra
sente e vede, e si allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra:
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?

Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra le cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…

E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride:
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

 

 

Lo Staffa di Partenope

La Biennale di Venezia: Un’immersione nell’incredibile mondo dell’arte nella città sospesa sull’acqua.

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La Biennale di Venezia, che quest’anno festeggia 122 anni di esistenza, è un’esposizione d’arte che si è affermata nel corso degli anni come promotrice di innovazioni artistiche, sempre all’avanguardia, richiamando artisti e spettatori da tutto il mondo nell’incredibile città di Venezia. La sua multidisciplinarità, internazionalismo e grande varietà di opere proposte, dalla danza, al cinema, all’arte figurativa propongono uno spettacolo sorprendente ed unico.

Inaugurata per la prima volta 1894 dall’amministrazione di Venezia sotto il sindaco Riccardo Selvatico, la Biennale di Venezia fu ideata per dare spazio all’arte più contemporanea di artisti selezionati da una giuria ed invitati ad esporre. La mostra sin da subito ha riservato un’area per artisti internazionali, che con il tempo si è espansa fino a dare vita ai Padiglioni Nazionali che oggi ospitano Albania, Argentina, Cile, Repubblica Popolare Cinese, Croazia, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Georgia, Indonesia, Irlanda, Italia, Repubblica del Kosovo, Lettonia, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Malta, Messico, Nuova Zelanda, Peru, Singapore, Repubblica di Slovenia, Repubblica del Sudafrica, Tunisia e Turchia. Nel 1910 la Biennale cominciò ad ospitare i primi artisti internazionali di grande rilievo, tra cui Klimt, Coubert, Renoir. Fatto curioso, in quell’anno la giuria decise di non esporre un’opera di Picasso, temendo fosse troppo all’avanguardia e avrebbe potuto scioccare i visitatori. Durante il periodo della prima Guerra Mondiale, fra gli anni 1916 e 1918 la Biennale non si tiene, ma riapre nuovamente nel 1920 introducendo le prima avanguardie artistiche che crearono le fondamenta dello stile di sfida e a volte azzardato della Biennale. A partire dal 1930, la Biennale viene finanziata dallo stato Fascista che offre sostanziosi finanziamenti per introdurre nuove discipline, e nel 1932 ha luogo la prima esposizione internazionale cinematografica al mondo alla quale il miglior film è premiato con il tanto desiderato Leone D’oro. Oggi il festival del cinema di Venezia è uno dei più rinomati al mondo, ed ospita le star più famose del mondo cinematografico. Ed è stato testimone di avvenimenti centrali della storia del cinema. Purtroppo i fattori storici portano la Biennale di Venezia a chiudere nuovamente fra il 1943 e il 1945 a causa dello scoppio della seconda Guerra Mondiale, e viene riaperta lentamente nel 1946. Dal secondo dopo-guerra, la Biennale riprende ingrandendosi, invitando artisti sempre più conosciuti e diventa un punto di referenza per gli intenditori di arte contemporanea. Fu proprio la Biennale ad introdurre per la prima volta la Pop Art Americana in Europa nel 1964. In seguito ad alcune contestazioni riguardo all’elitismo della manifestazione artistica, la Biennale che fino al quel momento aveva assegnato un premio alla miglior opera esposta decise di non conferire più il Grande Premio (che viene in seguito re-introdotto), viene però mantenuta la premiazione per il festival della Musica e del Cinema. Viene inoltre introdotta l’iniziativa di avere dei temi per ogni Biennale, fra i più diversi ad a volte anche politici, come nel 1974 quando le manifestazioni presero il titolo di Libertà per il Cile. È anche in questi anni che la Biennale apre lo spazio dell’Arsenale, il padiglione più grande della Manifestazione, situato in ex-fabbriche situate sul bordo dell’acqua, creando luoghi architetturalmente suggestivi. Negli anni più recenti dei 2000, la Biennale si afferma definitivamente come manifestazione artistica mondiale, con la partecipazione di 85 paesi nel 2017, facendo record di affluenza di spettatori stranieri e viene registrato il record di 115.000 visitatori nell’Arsenale dei Giardini nel 2004. Inoltre, la Biennale apre le porte a spettacoli di musica, teatro e danza dal vivo, e spazi dedicati ai giovani, come Il Carnevale Internazionale dei ragazzi a la Biennale College. Essendo la Biennale sempre incline ad oltrepassare la linea del già conosciuto e già visto nel mondo dell’altre, è spesso stata teatro di “scandali”. Come quando, negli anni 30’ fu proiettato al festival del cinema il film Estasi, censurato in diversi paesi in quanto appariva la prima scena di nudo integrale della storia del cinema. Eppure, prima di creare la propria fama di avanguardista, la Biennale di Venezia rifiutò di esporre le opere futuriste negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale, portando l’artista Marinetti a scrivere un discorso contro le pratiche conservatrici ed elitiste che distribuì nella piazza di San Marco.

Oggi la Biennale di Venezia ospita sette settori principali: arte, architettura, cinema, danza, musica, teatro, e l’archivio storico dove sono conservate tutte le documentazioni delle varie manifestazioni partendo dal 1895. La Biennale di Venezia offre visite guidate per scoprire la storia e i luoghi durante le mostre, oltre a lezioni e seminari per le università e workshop interattivi. Gli spazi che ospitano le esposizioni e le attività sono diversi e tutti con un’eleganza distinta. Le esposizioni di arte e architettura si trovano nei Giardini della Biennale e nell’Arsenale spazi espositivi; le Manifestazioni di danza, musica e teatro si trovano al palazzo Ca’ Giustinian, e all’Arsenale; mentre il festival del cinema si tiene nel Palazzo del Cinema, Palazzo del Casinò, Palabiennale, Sala Giardino più alcune aree esterne.

La Biennale di quest’anno si svolge dal 13 maggio al 26 novembre intorno al tema VIVA ARTE VIVA, annunciato dalla curatrice Christine Macel con questa dichiarazione: “L’arte di oggi, di fronte ai conflitti e ai sussulti del mondo, testimonia la parte più preziosa dell’umano in un momento in cui l’umanesimo è seriamente in pericolo. È il luogo per eccellenza della riflessione, dell’espressione individuale e della libertà, così come dei fondamentali interrogativi. È un “sì” alla vita, a cui certamente spesso segue un “ma”. Più che mai, il ruolo, la voce e la responsabilità dell’artista appaiono dunque cruciali nell’ambito dei dibattiti contemporanei.” Per visitare la Biennale, dopo essersi recarsi a Venezia, è possibile comprare i biglietti per i diversi giorni, attività o esposizioni sul sito nella sezione agenda, dove sono elencati tutti gli avvenimenti e i loro rispettivi luoghi anche se bisogna affrettarsi per riuscire ad andare agli avvenimenti più esclusivi. È inoltre già disponibile la lista dei leoni d’oro assegnati per ogni disciplina, per non perdersi le opere più importanti della manifestazione artistica. Se siete abbastanza fortunati, vi potrete persino imbattere in celebrità di tutto il mondo, di ogni ambito venuti a fare un’immersione del mondo dell’arte. Oltre alla Biennale ufficiale, per tutta la durata del festival artistico, la città di Venezia accoglie eventi non ufficiali degni di nota, feste, esposizioni, ed ogni tipo di manifestazione artistica in una città già magica ed incantevole.

Per scoprire cosa offre quest’anno la Biennale, e comprare i biglietti, basta andare sul sito ufficiale della biennale: http://www.labiennale.org/it

Inoltre, per alcune curiosità sulla mostra del cinema di Venezia date uno sguardo a questo breve video:

Lo staff di Partenope

Vedi Napoli e poi muori

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Vedi Napoli e poi muori è il famoso detto con cui si risaltava la bellezza incomparabile della città del sud lodata a turno da grandi scrittori e viaggiatori.

Napoli, città del sud Italia, quel sud apostrofato dal Goethe del Wilhelm Meister attraverso le parole di una nostalgica Mignon come “Das Land, wo die Zitronene blühn”, la terra dove crescono i limoni.

Molti studenti in viaggio in Italia spesso si fermano a Napoli per due o al massimo tre giorni e ci viene chiesto cosa vedere e cosa fare nel tempo a disposizione.

Esistono degli itinerari canonici come quelli suggeriti dal blog di viaggi “Luoghi da vedere” che elenca una serie di luoghi, musei palazzi o monumenti imperdibili. Questo vale se siete il tipo di turista che vuole a tutti i costi mettere una X sui luoghi di maggiore interesse indicati dalle mappe turistiche.

Noi al contrario indichiamo un itinerario per due giorni con l’intenzione di avere un’idea generale della città  e lasciarsi anche un po’ trasportare dai rumori, sapori, odori e suggestioni. Insomma non vi proponiamo un itinerario per vedere tutto, bensì piccoli suggerimenti di esperienze divisi per aree della città. I suggerimenti che vedete potrete combinarli in forma diversa.

Centro Storico:

napoli-centro-storico-vicoliUna passeggiata per il centro storico dei Napoli è d’obbligo. Attraversare Spaccanapoli, l’antico decumano inferiore corrispondente ancora al tracciato greco-romano della città, vi farà immergere nella Napoli verace dei vicoli con i panni appesi ad asciugare. Un’esperienza unica che vivrete semplicemente passeggiando, dove agli odori intensi della città provenienti dai numerosi bar di sfogliatelle (tipico dolce napoletano) e dalle pizzerie  si unisce la “vivência” di un popolo caloroso e disponibile, con numerosi venditori di strada e via vai di persone dovuto alla massiccia presenza di edifici universitari. Passando per Spaccanapoli, la strada che divide la città da est a ovest unendo la parte collinare alla parte marittima, non dimenticate di visitare San Gregorio Armeno (il vicolo dei Pastori) dove si celebra l’antica tradizione del presepe artigianale napoletano, la Cappella San Severo (itinerario ricco di leggende esoteriche) e piazza del Gesù, vecchio luogo di incontro della Napoli alternativa dove potrete dare una sbirciata al chiostro maiolicato di Santa Chiara e alla chiesa del Gesù Nuovo, immergendovi nelle credenze e nelle superstizioni di un popolo altamente religioso.

Se siete al centro storico di mattina e volete mangiare una pizza per vicinanza di area vi consigliamo la pizzeria Dal Presidente nell’antichissima via dei Tribunali, economica e ottima, l’unica cosa non potrete dilungarvi molto ai tavoli, la folla spinge per il proprio turno. Se vi trovate in zona centro storico verso il pomeriggio, a livello gastronomico vi consigliamo il tipico aperitivo italiano con uno Spritz, del buon vino o un martini a piazza Bellini, raduno giovanile nei pressi dell’accademia delle Belle Arti e del conservatorio musicale di Santa Cecilia (si raggiunge salendo una delle trasversali di Spaccanapoli, via San Sebastiano antica strada degli strumenti musicali).

Zona Mare:

Una passeggiata sul lungo mare di Mergellina è d’obbligo, già da maggio l’estate la fa da padrona e si cominciano a vedere gruppi di scugnizzi fare il bagno a mare tuffandosi dagli scogli. Se decidete di andare verso il mare a continuazione della passeggiata al centro storico, da piazza del Gesù potete percorrere Via Roma, la via dello shopping e giungere a piazza del plebiscito, la piazza con l’elegante chiesa San Francesco di Paola, dove si raccoglieva il popolo per ascoltare il re dal palazzo reale. Nella stessa area si trova un’altra piazza famosa (piazza Municipio) sede della residenza reale della famiglia francese D’angiò, il castello infatti è conosciuto come maschio Angioino, all’interno si possono visitare le antiche segrete del castello dove oltre a vedere ancora le ossa dei prigionieri politici della Congiura dei Baroni contro Ferdinando d’Aragona (1485), si dice che la Regina Giovanna di Durazzo tenesse nascosti i suoi amanti che una volta lasciati gettava in pasto ad un coccodrillo che si trovava in una botola connessa al mare, esattamente sotto alla pavimentazione delle segrete. Tra una residenza reale e l’altra si trova quasi come una fascia divisoria il più antico teatro d’opera del mondo (1737) Il teatro San Carlo, nelle vicinanze lo storico caffè Gambrinus luogo di incontro della Belle Epoque e il caffè del professore dove potrete bere l’espresso più gettonato della città. Passeggiando passeggiando in direzione del mare passerete vicino al Castel dell’Ovo altro residenza reale sfarzosa, le cui fondamenta, secondo la leggenda, si posano su un uovo. Maestoso e possente se ne salirete le terrazze potrete godere della vista del golfo di Napoli e del Vesuvio con il richiamo delle Isole di Capri, Ischia e Procida.

Posillipo:

Alla fine del lungo mare di Mergellina inizia la salita di Posillipo, quartiere collinare della Napoli bene, che rappresenta a pieno il rigoglio della vegetazione del Mediterraneo con i suoi alti e vecchi pini marittimi e la sua roccia che cade a picco nel mare. Se fate una passeggiata a Posillipo non dimenticate di andare al Parco Virgiliano caratterizzato da una vegetazione bassa e di un verde intenso tipica della macchia mediterranea, dove al colpo d’occhio del verde che si posa sulla pietra di tufo giallo si aggiunge l’inebriamento degli odori: timo, lavanda, rosmarino.

Concludendo:

Restano fuori tante cose come la Pinacoteca di Capodimonte, il museo archeologico nazionale, Pozzuoli, Pompei, Ercolano, la collina del Vomero con il castel San Telmo e e taaaaaaaaaanto altro, ma crediamo che il viaggio sia soprattutto esperienze, momenti e incontri di persone, abbiamo suggerito poche cose con l’intenzione di far  cogliere lo spirito e un poco dell’essenza di una delle città più belle del sud Italia crocevia storico di popoli e culture.

Per chiunque dovesse recarsi a Napoli e volesse usufruire dell’appoggio di una guida o un tutor locale potrà ricevere supporto e indicazioni da Itálica scrivendo a italicainfo@gmail.com , si potrà indicare all’occorrenza anche un corso di italiano in loco.

Vi lasciamo con una domanda di curiosità? Sai qual’è il secondo nome di Napoli?

Clicca per sapere la risposta.

Lo staff di Itálica.

Da Rio de Janeiro a Venezia parola d’ordine: Carnevale.

In tutto il mondo si festeggia il Carnevale, città tanto diverse in stile e posizione geografica come Venezia e Rio de Janeiro condividono la passione per questa sfrenata festa.

Si tratta di una festa antica, molto probabilmente ereditata dalla tradizione pagana dei Saturnali per omaggiare il dio Saturno che sarebbe stato sovrano supremo di un’antica età dell’oro dove dominavano prosperità e abbondanza.

I Saturnali cadevano nel periodo che va dal 17 al 23 dicembre pertanto corrispondevano a livello solare al periodo del solstizio d’inverno. Pur coincidendo nel calendario gregoriano con le feste di Natale e Capodanno, per spirito, carattere ed essenza sembrano essere i festeggiamenti più vicini all’attuale Carnevale.

aranceNelle Saturnalia (nome latino) si festeggiava con grandi banchetti e riti orgiastici il periodo dell’abbondanza che aveva caratterizzato l’età dell’oro del dio Saturno. Durante questa festa vi era l’elezione di un nuovo ordine sociale, gli schiavi venivano momentaneamente liberati e tutti senza discriminazione di classe sociale potevano essere eletti princeps, il capo indiscusso del carnevale. A questo tipo di dissimulazione dei ruoli sociali risale probabilmente il mascheramento del carnevale, dissimulare e reinventare le identità.

Con il tempo, questa festa è stata adattata alle scadenze religiose del calendario gregoriano, che con il Carnevale (probabilmente dal latino carnem-levare) indicava l’inizio del periodo della quaresima, i 40 giorni prima della Pasqua in cui per voto religioso è proibito mangiare la carne. Ovviamente la Chiesa e le grandi istituzioni come la Serenissima di Venezia, pur concedendo il Carnevale, un periodo di festeggiamenti sfrenati e di sospensione della morale, prevedevano alla fine dei festeggiamenti la morte e l’impiccagione o il rogo di Carnevale, personaggio edonista che si abbandonava ai piaceri della vita, ristabilendo così l’ordine e la disciplina per gli altri 11 mesi dell’anno.

Cosa leggere:
Il Carnevale di Ivrea: la battaglia delle arance.

Cosa guardare:
Il Carnevale di Venezia 2015

Lo staff di Partenope